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Giovedì 8 Settembre 2022
Elezioni Politiche 2022: programmi a confronto su lavoro, caro bollette, salari, pensioni, RdC e PNRR. Ne parliamo con il Presidente Conf.A.S.I. nazionale Antonio La Ghezza
Come ormai noto, il 25 settembre prossimo gli italiani sono chiamati alle urne per scegliere gli uomini e le donne, nonché le forze politiche e i programmi che entreranno a far parte del prossimo Governo nazionale. E sui programmi ci siamo voluti soffermare con il Presidente nazionale Conf.A.S.I. Antonio La Ghezza, poiché sono tante e di grande importanza le questioni che il prossimo esecutivo dovrà affrontare con urgenza.

> L’inflazione continua a salire, per effetto dell’aumento dei costi dell’energia e il conseguente “caro bollette”. Tutto questo incide negativamente sul potere d’acquisto di lavoratori e pensionati e sulla tenuta delle imprese. Quali sono i settori più esposti e quali le misure urgenti che secondo Lei il Governo dovrebbe adottare per evitare il collasso?

«I settori più esposti al caro energia sono ovviamente quelli energivori, come gli assets industriali, ma non è esente da tale rincaro tutta la filiera della Piccola e Media Impresa ed anche i singoli cittadini con utenze private sono, con giuste proporzioni, interessati. La paurosa impennata del costo delle utenze non lascia nessun utente illeso. Bisognerebbe immediatamente intervenire con un perentorio richiamo nei confronti dell’ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, che ha il compito di tutelare gli interessi dei consumatori e di promuovere la concorrenza, e che fino ad oggi si è limitata a pubblicare dati e previsioni sui possibili, ed ora consacrati, aumenti. È necessario inoltre un intervento legislativo, sia nazionale che comunitario, sul tetto massimo al costo del gas. Tale carenza legislativa rappresenta oggi uno dei motivi che hanno portato all’innalzamento esponenziale delle bollette di luce e gas».

> Altro tema caldo è quello dei salari, la cui crescita è ferma nel nostro Paese da circa trent’anni, al contrario di quanto avviene nel resto d’Europa. Sono tante le proposte presentate dai partiti: il Movimento 5 Stelle propone il salario minimo, sul quale troviamo d’accordo anche Partito Democratico e alleanza di Sinistra e Verdi, Azione e Italia Viva; il Partito democratico ha anche lanciato la proposta di riconoscere ai lavoratori una mensilità in più di stipendio; il M5S propone infine di diminuire le ore di lavoro e lasciare inalterati gli stipendi. Soluzioni che non vedono d’accordo però Fratelli d’Italia, che chiede un taglio del cuneo fiscale e incentivi alle imprese che assumono di più, soprattutto i giovani e le donne. Come valuta queste proposte e qual è secondo Lei la ricetta per risolvere il problema?

«L’annosa questione del salario minimo è stata “usata” negli ultimi mesi con scarsa e talvolta improvvisata competenza della materia. Si è raccontato di tutto: dalla responsabilità assegnata ai CCNL, Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro, sottoscritti da organizzazioni sindacali e datoriali con minore rappresentanza delle più notorie O.S., alla introduzione per legge di un costo salariale orario solo per alcuni settori e con riferimento solo ad alcuni CCNL.
È necessario precisare che nel Pubblico Impiego la contrattazione collettiva vede la partecipazione delle sole organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, a confronto con la parte datoriale - lo Stato - rappresentato dall’ARAN, Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, ed anche in questo settore vi è una distonia retributiva per i lavoratori dipendenti a confronto con il resto d’Europa. Nel Privato Impiego circa il 90% dei lavoratori dipendenti è contrattualizzato con CCNL sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative. Pertanto il voler far credere, da parte di tanti esponenti politici, che la colpa dei salari bassi è dei CCNL, sottoscritti da organizzazioni sindacali e datoriali minormente rappresentative delle più notorie, è FALSO ed è offensivo nei confronti di chi propone una contrattazione collettiva Libera ed Indipendente, come la CONF.A.S.I. e come tante altre O.S., ma non per questo lesiva dei diritti e dei livelli retributivi dei lavoratori dipendenti. Se il legislatore deciderà, e me lo auguro, di imporre un valore orario di rifermento per la retribuzione dei lavoratori dipendenti, lo dovrà fare per tutti ed i rinnovi dei CCNL dovranno tenerne conto, ma si dovrà anche e contestualmente intervenire sulla riduzione del costo del lavoro a carico della parte datoriale».

> Altro tema molto sentito, in quanto abbraccia una larga fetta di elettorato, è quello della Riforma del sistema pensionistico. Il PD propone misure di flessibilità in uscita e pensione di garanzia per i giovani; il Movimento 5 Stelle un più generico superamento legge Fornero; mentre il Centrodestra chiede maggiore flessibilità e attenzione ai giovani, con la Lega che insiste su Quota 41. Si tratta di un tema che, da tempo, in assenza di risposte politiche adatte, crea un vero e proprio conflitto generazionale. Come intervenire?

«L’attuale norma ‘Quota 102’, che ha sostituito la precedente “Quota 100”, è in vigore fino 31/12/2022. In assenza di una riforma organica, già allo studio da parte dell’INPS e del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dal 01/01/2023 si reintrodurrebbero in automatico le sole “finestre” di uscita dal lavoro per quiescenza previste dalla cd “legge Fornero”: in sintesi in pensione a 67 anni o con almeno 42 anni e 10 mesi di contributi previdenziali per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. È prioritario, pertanto, intervenire con un riforma organica e non con temporali norme come Quota 100 e Quota 102, dando una maggiore e stabile finestra di uscita dal lavoro sia per le donne che per gli uomini, tenendo anche conto di tutte le attività usuranti e privilegiandole con “finestre” di uscita più vantaggiose».

>Reddito di Cittadinanza: sostituirlo con misure più adeguate, come vorrebbe il centrodestra, ridimensionarlo, come propone il centrosinistra, o potenziarlo, come propone la compagine grillina?

«Il Reddito di Cittadinanza, in vigore ormai da tre anni, è lo strumento che ha dato sostegno alle famiglie più in difficoltà della nostra nazione. Ha garantito la tenuta sociale di quei nuclei familiari nel biennio della pandemia, come nessun altro strumento o bonus avrebbe mai potuto fare. Detto questo però, va rivisto il suo impianto normativo iniziale, che prevedeva un intervento economico assistenziale e parallelamente un intervento dinamico per il reinserimento nel mondo del lavoro dei percettori di tale prestazione. Se per il primo intervento si è ottenuto il risultato, per il secondo intervento si è nella confusione più totale. I centri per l’impiego sono risultati inadeguati, i navigator non pronti ad integrarsi negli stessi centri e con troppa poca competenza per sbrogliare la matassa. Inoltre le norme che regolano l’accesso al beneficio del Reddito di Cittadinanza, si prestano a facili espedienti ed a truffe ripetute per poter ottenere la prestazione.
Riformare la norma è ormai improcrastinabile: maggiori e più efficienti controlli ex-ante e non più ex-post, paletti serrati sulle composizioni anagrafiche dei nuclei familiari, talvolta troppo “ballerini”, revisione totale dei valori di erogazione sostenendo maggiormente chi non può essere più reinserito nel mondo del lavoro e ridimensionando chi invece è ancora abile a svolgerlo. Ma oltre a tutto ciò è doveroso ricordare alla platea politica nazionale, che spesso lo dimentica, che gli intermediari per conto dell’INPS, i CAF - Centri di Assistenza Fiscale e gli Enti di Patronato, hanno insieme trasmesso circa il 90% delle domande necessarie per ottenere il Reddito di Cittadinanza, anche e soprattutto nel periodo pandemico, ed il più delle volte facendolo in presenza con un compenso simbolico da parte dello Stato. E proprio questi intermediari sono stati additati da alcuni “soggetti” e da alcuni organi di stampa come i responsabili dei brogli, come coloro che preparano ad arte la documentazione “utile” al cittadino per poter accedere impropriamente alla prestazione. Sono insopportabili ed inaccettabili tali accuse e mi sento di dover redarguire tutti coloro che hanno elargito tali giudizi, rammentando loro che senza gli operatori dei CAF e dei Patronati le famiglie più in difficoltà, quelle che vivevano al di sotto della soglia di povertà nel biennio pandemico, non avrebbero mai potuto accedere a nessun beneficio o bonus».

> Uno degli argomenti meno dibattuti in questa campagna elettorale è quello relativo alle riforme previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR): se il Centrodestra e il M5S parlano di “revisione”, il centrosinistra non si addentra troppo nell’argomento. Tuttavia si tratta di un punto nodale, poiché questi fondi rappresentano una grande opportunità per il nostro Paese. Qual è la Sua lettura?

«Il PNRR - Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è finanziato dall’apposito fondo europeo nell’ambito del programma Next Generation Eu, e per gli oltre 200 miliardi di euro a disposizione la nostra nazione si è esposta a restituirne circa il 52% (oltre 100 miliardi di euro), pertanto l’utilizzo oculato e con finalità ben precise è determinante per il futuro del Paese. Le 6 missioni che l’Italia si è data per utilizzare al meglio tali risorse sono rivolte alla Digitalizzazione / Innovazione, Transizione ecologica, Infrastrutture, Istruzione e Coesione / Inclusione. Se riuscissimo davvero, e me lo auguro per il futuro di tutti, ad utilizzare al meglio i fondi a disposizione garantendo la connettività in tutte le scuole ed in tutti i Comuni d’Italia, migliorando la viabilità, i collegamenti ferroviari, adeguando gli hub aeroportuali, avviando un vero e proprio ciclo completo di riuso e riciclo dei rifiuti in ogni Regione, riorganizzando ed equiparando il più possibile i livelli di efficienza del servizio sanitario nazionale in tutta l’Italia, realizzando nuovi standards urbanistici, intesi come spazi pubblici e di uso pubblico in ogni Comune, beh allora avremo investito bene per il nostro futuro e per quello delle generazioni che verranno. Se invece non riuscissimo a farlo avremmo sprecato una enorme possibilità, forse la più grande che la nostra nazione abbia mai avuto, in termini di ripresa e di programmazione per il futuro».

> Se dovesse fare un appello ai maggiori leader delle coalizioni in campo, cosa chiederebbe loro?

«Invito ogni Leader dei Partiti e delle Coalizioni in corsa alle prossime Elezioni politiche ad avere il dovuto rispetto dei cittadini, ad impegnarsi affinché si torni a parlare della Politica dei FATTI e non delle parole e delle liti furibonde, a portare avanti i propri programmi elettorali con onestà e giudizio nell’interesse elevato della collettività, ad ascoltare TUTTI i corpi intermedi, a relazionarsi maggiormente con chi vive nei territori e può riportare nelle stanze del Parlamento le necessità ed i bisogni reali dei cittadini, ad individuare riforme stabili nel mondo del lavoro e del bisogno sociale evitando il ripetersi della stagione dei Bonus, e a dare, infine, credibilità e sostenibilità ad una Nazione che ne ha infinitamente bisogno».
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